Dal dominio di Alvaro Bautista che porta la Ducati Panigale V4R al debutto con tre vittorie, alla difesa del Campione della Kawasaki Rea che, tre volte secondo, pensa a terminare le gare gestendo al meglio le gomme. Melandri sul podio di Gara1 con la Yamaha R1 del team GRT, lascia l’Australia con 30 punti ed il terzo posto nel mondiale Superbike

Bautista e Ducati Panigale VR, coppia d’assi

Debutto con tripletta per il rookie Bautista in Superbike. L’affiatamento con la nuova categoria (dopo nove anni di prototipi MotoGP), le gomme Pirelli e la nuovissima Panigale V4R sono sembrati già perfetti a Phillip Island (mentre il compagno Davies ha sofferto molto). Gare 1 e 2 sono state dominate senza storia con Rea e la Kawasaki dietro abbondantemente oltre i 10 secondi, un record per i round corsi con asfalto asciutto sull’isola. Bautista lascia l’Australia in testa al mondiale a punteggio pieno (ha vinto anche la Superpole race), non succedeva ad un pilota spagnolo in Superbike dal 2012 con Carlos Checa. Viene da chiedersi cosa potrà succede a Buriram su un tracciato del tutto diverso. A Borgo Panigale sono quanto mai curiosi di saperlo. Non resta che aspettare il 16 e 17 marzo (Round 2 in Thailandia).

Rea e la Kawasaki battuti. Per il momento

Il weekend Kawasaki è inquadrato perfettamente dal campionissimo Rea: “Sono un po’ deluso dalla classifica perché il distacco da Bautista è eccessivo. Ci aspettavamo una gara difficile qui. Ho sempre dovuto lottare per ottenere dei risultati a Phillip Island. I tre secondi posti, una pole position e il giro più veloce nella Superpole race mi rendono soddisfatto. Abbiamo corso solo per cercare di arrivare alla fine della gara e non chiedere troppo alla gomma”.

Malgrado la lezione di Bautista e della Ducati, la Superpole di Rea in 1’29.413 è il nuovo record di Phillip Island e la 17^ pole in carriera per il 4 volte campione del mondo (ha raggiunto la leggenda SBK Doug Polen). Il nordirlandese della Ninja ZX10RR ha portato a tre le partenze al palo in Australia, record per lui come a Buriram e Magny Cours. Prima di dare per sconfitti Rea, Kawasaki ed il team Provec meglio aspettare (e in Ducati lo sanno bene).

Melandri, le gare sono tutta un’altra storia

Marco Melandri, che ricordiamo essere il pilota piu’ senior del WSBK e l’italiano piu’ vincente in Superbike avendo fatto sue 22 gare in carriera, ha riportato in Gara1 la Yamaha sul podio di Phillip Island otto anni dopo il suo terzo posto in Gara2 nel 2011. Trenta punti il bottino del pilota di Ravenna e terza posizione nel mondiale dopo il primo round.

Terzo gradino del podio il sabato, ecco dalle sue parole come è andata la domenica: “Nella Superpole Race ho fatto qualche errore all’inizio e ho perso molte posizioni. Ho provato a tornare su ma è una corsa davvero breve. In Gara2 sono partito bene e ho tenuto un buon passo all’inizio. Una volta presi i due Kawasaki ho deciso di aspettare un po’ per preservare le gomme, ma quando Rea ha superato Haslam la prima volta ho provato a spingere, ma la posteriore mi ha mollato lì e ho dovuto rallentare il mio ritmo e provare solo a finire la gara. È stato un inverno difficile, ma le gare sono diverse, mi sento bene e penso che le prossime possano essere ancora migliori”.

Honda si fa vedere, per ora chiude la top-10

Il decimo posto di Camier in Gara2 ed il punticino di Kiyonari sembrano poca cosa guardando la classifica dopo Phillip Island, ma è la prestazione del numero 2 del team Honda Moriwaki Althea nella corsa di sabato a far ben sperare. Prima di cadere Camier era nel gruppo di Cortese, Laverty e Davies in battaglia per la nona posizione e la situazione era fluida. Considerando che la CBR1000RR può crescere (le risorse ci sono) ed il team è nuovo ma molto solido con Moriwaki e Althea, migliorare sembra assolutamente possibile.

BMW, che fatica sul dritto

Fotografa bene il primo round di Phillip Island della casa tedesca (best result di Sykes in gara 1 un settimo posto) Marc Bongers – Direttore BMW Motorrad Motorsport: “Perdiamo ancora sul rettilineo, ma in altri punti della pista ci rifacciamo sotto agli altri. Se fossimo da soli in pista, saremmo in top 6/8, ma nel traffico restiamo bloccati. Il ritmo teorico è buono, dobbiamo lavorare (sul motore della debuttante S1000RR ndr) per ridurre il gap in rettilineo”.